sabato 14 maggio 2016

Il clown




Si spensero le luci. L’ultimo spettatore lasciò il
tendone e si avviò verso l’uscita. Lo spettacolo, anche
per quella sera, era terminato. C’era un brulicare di
persone, ancora nei costumi di scena, che si muoveva
sicuro nella penombra. Le sedie furono impilate ai bordi
della pista, il tappeto fu pulito e riavvolto.
Poi gli artisti si ritrovarono tutti insieme per la cena.
Il clown si tolse la parrucca, era una calda serata di
primavera e quella massa di riccioli rosso fuoco lo
faceva sudare. Non aveva fame e si diresse verso la sua
roulotte. Silenzio. Era questo di cui aveva bisogno ora.
Il suo spettacolo era andato bene. I bimbi avevano riso
di gusto e questo gli riempì il cuore di tenerezza: non
c’è gratificazione più grande per un clown che far
divertire gli spettatori. Soprattutto i bambini.
Si versò un bicchiere di acqua ghiacciata, si sedette e
il suo sguardo andò oltre il finestrino della roulotte.
Una luce bianca di luna piena illuminò tutto intorno
creando strane ombre. C’è chi quando guarda le nuvole, ci
vede oggetti e forme immaginando storie, a lui tutto
questo accadeva nell’osservare ombre create dalla notte.
Uno sbadiglio di stanchezza .
Il trucco, quel pesante strato di cerone bianco,
quell’enorme bocca rossa, quelle esagerate palpebre
azzurre doveva pulirle per lasciar respirare la pelle.
Quella maschera di sorrisi e felicità venne lavata e
strofinata accuratamente con il sapone.
Un asciugamano pulito e profumato per passarlo sul viso.
Bene, ora poteva andare a letto.
Gettò un ultimo sguardo allo specchio sul mobile e
l’immagine del suo volto riflesso gli restituì un pesante
strato di cerone bianco, un’enorme bocca rossa ed
esagerate palpebre azzurre.

1 commento:

  1. Sono in ritardo scusami ma non solo con te purtroppo. :(
    Bellissimo il tuo racconto! Tenero e commovente. Ti condivido

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