lunedì 30 aprile 2018

concerto del coro Work in Progress a Cervia


Il concerto sarà a Cervia.
Un'occasione per ascoltare musica e canzoni.
Un'occasione per aiutare e sostenere la Mensa Amica della nostra città



mercoledì 25 aprile 2018

Confusione




Spesso diventa il troppo amore
egoismo.
L'amore a volte è lasciar andare.


Azzurrocielo

giovedì 12 aprile 2018

Il cappello azzurroblu


Da quanto tempo fosse lì non se lo ricordava neppure. Aveva raggiunto una posizione comoda: in alto a sinistra, posto luminoso, senza che i raggi di sole gli arrivassero direttamente addosso; posizione di visibilità e. al tempo stesso non troppo in mezzo agli suoi simili.
Ogni tanto capitava che qualcuno lo indicasse con il dito e, una volta uscito dalla sua postazione... ahhh si respirava aria nuova! Un giretto qua, un giretto là e poi di nuovo al proprio posto, che trovava sempre libero. Lo abbiamo detto che, il suo, era un posto privilegiato, no?!
Era un paesino tranquillo, sulle colline e la ragazzina ci trascorreva le vacanze a casa dei nonni.
Ogni estate i suoi genitori l'accompagnavano e poi andavano a prenderla pochi giorni prima che ricominciasse la scuola.
La ragazzina era contenta che la scuola fosse terminata ed era anche felice di stare dai nonni: finalmente non avrebbe rivisto per un paio di mesi quei suoi compagni antipatici che la prendevano in giro per qualunque cosa.
La nonna l'accolse con un grande abbraccio rassicurante e le scostò dal viso i lunghissimi capelli neri dietro i quali la ragazzina si sentiva al sicuro.
Le giornate con i nonni erano divertenti. Con la nonna, insieme, cucinavano torte e biscotti per la colazione e con il nonno sistemavano il giardino e l'orticello dietro casa nelle ore più fresche della giornata.
Ma la cosa che le piaceva di più era quando trascorrevano sedute, lei e la nonna, sotto il portico e la nonna le raccontava storie. Storie belle, fantastiche... come quella del cappello azzurroblu.
La nonna non le aveva voluto svelare troppo, ma le aveva solo detto che l'avrebbe accompagnata al negozio e le avrebbe fatto vedere il cappello: era certa che le sarebbe piaciuto.
Certo, era un cappello particolare, dalla forma particolare, dal potere particolare...
Un giorno la nonna e la ragazzina si fermarono davanti alla vetrina del negozio di cappelli.
<< Guarda se lo riconosci. E' un cappello, qui ce ne sono tanti, ma occorre saperlo riconoscere >> le disse la nonna sorridente.
La ragazzina lo notò subito, quel cappello azzurroblu era nel ripiano in alto a sinistra e le sembrava bellissimo!
Il colore le faceva pensare al cielo azzurroblu che vedeva ogni mattina quando apriva la finestra della sua camera e sentiva il profumo della torta preparata dalla nonna per la colazione, era rassicurante tutto questo e poi... era un bel cappello!
Entrarono nel negozio insieme e la nonna salutò allegramente la proprietaria del negozio di cappelli, la signora col vestito giallo che non sembrò troppo sorpresa quando la ragazzina le indicò il cappello che aveva scelto, il cappello azzurroblu, appunto.
<< Questo è un cappello speciale e non è in vendita >> specificò prendendolo dalla vetrina,
Aveva un sorriso gentile e continuò a spiegare 
<< Non è in vendita ma lo lascio in prestito a chi me lo chiede >>.
La ragazzina la guardò stupita.
<< Ma se poi non te lo restituiscono, tu perdi il cappello! >>.
La signora vestita di giallo spiegò:
<< Questo è un cappello speciale, mica uno dei tanti che vedi qui in negozio. E' un cappello un pò, diciamo, magico. Torna sempre >>.
<< Come? Torna? >> la ragazzina era incuriosita tantissimo dalla storia di quel copricapo.
La nonna e la signora vestita di giallo si scambiarono uno sguardo d'intesa.
La signora rise.
<< Eh ma non ha mica le gambe! Torna perché chi lo ha indossato lo riporta quando non ne ha più bisogno >>.
La ragazzina continuava a non capire ma indossò il cappello.
<< Diciamo che te lo lascio in prestito >> continuò a spiegare la signora del negozio.
<< Come, in prestito? >>
<< Quando non ti servirà più lo riporterai e io lo riposizionerò al suo posto in vetrina >>.
La ragazzina si guardò allo specchio e insieme alla nonna che sorrideva e, insieme, uscendo dal negozio si sentiva diversa, camminavano fianco a fianco e lei si sentiva più sicura.
Sentiva che non avrebbe avuto più paura dei compagni che la prendevano in giro.
Ora aveva il cappello azzurroblu che le dava sicurezza, era come il suo scudo e nessun commento cattivo l'avrebbe ferita.
 E fu così che la ragazzina lo indossò per tutte le vacanze che trascorse dai nonni e, a quel punto, capì che era arrivato il momento di restituirlo alla signora vestita di giallo.
Appoggiò il cappello sul bancone del negozio.
La ragazzina uscì sorridente.
<< Bravo cappello azzurroblu. Hai fatto un buon lavoro e il meriti il tuo posto d'onore in vetrina >> disse la signora vestita di giallo riponendolo nella mensola in alto a sinistra,
Ora la ragazzina dai lunghissimi capelli neri, portava i capelli corti perché non aveva più paura e non le occorrevano lunghi capelli dietro i quali nascondersi.
Quando tornò a scuola, la sicurezza acquisita la rendeva simpatica e sorridente e quei compagni sciocchi che per tanto tempo l'avevano presa in giro, diventarono persino suoi amici.
Quella fu un'estate fantastica per la ragazzina che continuò a ricordare per tanto tempo il cappello azzurroblu e la sua magia.

Azzurrocielo


pubblicata nell'antologia Sotto l'ombrellone... ti racconto una fiaba  volume 1

foto da pixabay

venerdì 23 marzo 2018

Inversioni di ruoli





La vita tra i molti regali, me ne ha fatto uno grande: un papà. Un padre che, per l’educazione ricevuta nella sua generazione, si è sforzato di avere un dialogo con noi figli. Capisco che per lui cresciuto in un’epoca in cui i bambini (quasi fossero accessori di serie B) non venivano fatti  neppure sedere a tavola per il pranzo o la cena con gli altri famigliari, sia stato un enorme salto educativo, frutto della sua saggezza.
Si, mio padre l’ho sempre considerato un “saggio”, uno di quelli che ha sempre ponderato i pro e i contro di ogni decisione. Nei geni che mi ha trasmesso questa caratteristica è assente perché io sono istintiva all’ ennesima potenza, ma lo riconosco e mi sforzo di appropriarmi di questa sua qualità.
Mi ha insegnato il valore dell’onestà, della coerenza dei propri principi.
Mi ha insegnato a non “essere pecora”, a non seguire la massa, ma portare avanti le mie idee e convinzioni sempre e comunque, anche quando queste possano diventare uno svantaggio. <<L’importante è potersi guardare allo specchio ed essere fieri delle proprie azioni >>  ha sempre sostenuto.
Tuttavia, in questo periodo, mio padre ottantenne con la vista ridottissima, rimasto solo senza mia madre da quattro anni, riesce a fare trasformare me stessa in “padre-madre” di “mio padre”.
Ogni tanto mi trovo a doverlo riprendere per qualche comportamento avventato, come andare in bicicletta in pieno inverno quando la strada è ghiacciata col rischio che, cadendo, si rompa un femore o qualche altro osso,  evento fortemente sconsigliato per lui che ha pure l’osteoporosi! Niente da fare, non si convince. Continuo a dirgli che è pericoloso, che le conseguenze di una caduta potrebbero essere invalidanti per la sua età, ma queste argomentazioni sono troppo soft.  
.
Capisco che mantenere una propria autonomia sia importante, ma ci sono alcune cose per le quali è bene che si faccia aiutare.
Piccoli capricci dell’età.  Li definisco così in modo benevolo, quelli di un padre ottantenne che fanno anche tenerezza perché ti rendi conto che il  detto popolare “la vita è una ruota che gira” ha un fondamento anche in questa inversione di ruoli. I figli che diventano padri-madri dei loro stessi padri.

Azzurrocielo

foto: https://pixabay.com/it/vecchiaia-i-giovani-la-mano-nonna-360714/

giovedì 22 marzo 2018

Il filo di lana azzurra








Da piccola mi incantavo a guardare le mani di mia nonna Agostina lavorare   velocemente con l’uncinetto.
Ai miei occhi di bambina dotata di tanta fantasia,  sembrava che usasse una bacchetta magica con la quale intrecciava tanti fili colorati per creare  il guardaroba, compreso un bellissimo vestito da ballerina con tutù,  per la mia Barbie e le altre bambole preferite.
<< Nonna mi insegni?>> chiedevo impaziente.
Sedute davanti al camino mi diede un bel gomitolo di lana azzurra.
Il punto catenella è la base del lavoro all’uncinetto.
Ricordo che ogni sabato pomeriggio facevo metri e metri di catenelle insieme a nonna Agostina che, nel frattempo preparava una tazza di cioccolata calda e mi raccontava filastrocche e storie di quando lei era bambina.
Mia nonna puntualmente alla sera, di nascosto,  sfilava il mio lavoro fatto e, la settimana successiva mi faceva trovare di nuovo il gomitolo con il quale ricominciavo a fare  metri infiniti di catenelle.
<< Nonna, ma quando mi insegni qualcosa di diverso? Io voglio fare una copertina per la mia bambola >>.
<< Bambina mia, occorre pazienza. Per ogni buon lavoro bisogna avere una base precisa e solida>>.
Spesso ripenso con nostalgia a quel gomitolo azzurro che ha accompagnato tanti mesi spensierati in compagnia di mia nonna.



Azzurrocielo



Secondo posto sezione Racconto breve al concorso Scrivile 2018



foto:  https://pixabay.com/it/culla-del-gatto-lana-676192/


giovedì 15 marzo 2018

Marzo





 Marzo, mille colori e profumi rasserenano


Azzurrocielo


Con questo partecipo alla Sfida 24 di Sinforosa Castoro


(immagine da  pixabay.com/it/photos/)

martedì 6 marzo 2018

un premio ricevuto da una blogger






                                               La Paisible award, Premio Audrey Hepburn




Con imperdonabile ritardo, ringrazio qui sul blog Sari che ha pensato al mio blog unazzurrocielo.blogspot.it per questo particolare premio elegante .
Sono onorata Sari che tu abbia pensato a me e al mio blog .
Chiedo scusa per il ritardo , ma sono un  pò incasinata ultimamente ( e chi mi conosce di persona direbbe "e quando non lo sei'")



Grazie Sari !!!!!


Azzurrocielo

venerdì 2 marzo 2018

La carezza


                                                    (immagine da pixabay.com)




Finalmente dopo mesi di insonnia 
ora dormo un sonno tranquillo, 
forse il motivo è perché ti sto sognando. 
Sorrido, nel sogno non mi parli, non mi sorridi ma ci sei, 
sto bene in tua compagnia,  sei lì accanto a me. 
Mi sveglio all'improvviso e sono sicura di non aver solo sognato, 
sono sicura di aver sentito la tua carezza sul mio viso, mamma.


Azzurrocielo

mercoledì 28 febbraio 2018

amicizia....




                                                                 Ci guardiamo in silenzio.
                                                         Sappiamo già che la nostra amicizia
                                                        sarà duratura e supererà le montagne...
                                                           ... di metri cubi di panni da lavare
                                                               

Azzurrocielo

lunedì 8 gennaio 2018

4 novembre ore 9.30


Lo sguardo va oltre il davanzale della mia finestra. Il cielo è di un colore azzurro e grigio mescolati nella foschia di novembre.
Nel giardino della casa di fronte la donna raccoglie un tappeto di foglie secche e aghi di pino, caduti durante la notte e, come ogni mattina, sul davanzale della camera da letto ha sistemato i cuscini per arieggiarli.
Mentre lei ripete movimenti ritmici col rastrello, suo marito è seduto sulla sedia di plastica bianca e fuma una sigaretta.
Un sonaglio di conchiglie appeso alla finestra crea un tintinnio continuo che segue il debole movimento del vento.
I rumori ovattati sembrano rallentare il tempo.
L' albero, quello più imponente del mio giardino, ha perso quasi tutte le foglie e quelle poche rimaste hanno un colore caldo che va dalla tonalità del giallo tenue al rosso acceso.
Unica nota di colore diverso è lei, quella piccola fogliolina verde che rimane caparbiamente attaccata al tronco come se non volesse lasciarsi scivolare nell'autunno.

Osservo la donna che posa il rastrello e si guarda attorno indecisa su cosa fare.
Manca ancora tempo all'ora di pranzo e può, quindi, respirare prima di chiudersi in cucina.
Decide di spazzolare il prato. Lo fa in modo meticoloso con la scopa di setole morbide simile a quella che, di solito, usa per il pavimento di casa.
La passa sull'erba tagliata a fine estate, con energia e dolcezza, come se la stesse pettinando. Nessuno noterebbe qualcosa di inconsueto in quei gesti all'apparenza monotoni. Nessuno.
Tranne me.
Perché lei sussurra al prato parole dolci, a volte sono ninna nanne o filastrocche.
Lo fa sottovoce, talmente tanto che il marito pescatore, immerso nei suoi pensieri di mare, non sente o non vuole ascoltare.
La donna riempie il sacco di foglie secche sbriciolandole fra le dita.
Via, via, deve lavorare in fretta se vuole mettere  tutto in ordine, pur  assaporando questi momenti che sono solo suoi.
La osservo mentre protegge il cespuglio di azalea dall'arrivo del freddo, annaffia i ciclamini, guarda con interesse una solitaria margherita spuntata a fianco del grande sasso su cui ora siede e, abbraccia con lo sguardo, il suo giardino.
La donna poi guarda con attenzione il mio grande albero, si avvicina e, sono certa che gli stia sussurrando parole dolci.
Sono gelosa.
Quello  è il mio albero. E' un olmo secolare.
L'ho visto mutare il colore delle foglie ad ogni stagione e quello è il MIO albero che quantifica il tempo che passa.
Non so cosa gli stia dicendo la donna, ma sono certa di non essere contenta di questo suo comportamento.
Immobile, la guardo mentre é sempre più rasente l' albero. Ora temo che lo abbracci e posi le sue labbra sul tronco rugoso.
Chiudo gli occhi.
Il vento silenzioso fa danzare dolcemente i rami dell'olmo.
Vorrei che la donna tornasse al suo giardino.
La fogliolina verde è ancora aggrappata al ramo.
Il marito perso nei suoi pensieri di mare, fuma un'altra sigaretta.
L'albero fa uno strano movimento come se deglutisse qualcosa, poi ritorna immobile.
La donna è sparita.
Nell' albero.
Ne sono certa.

Azzurrocielo

giovedì 28 dicembre 2017

Insieme raccontiamo 28



Incipit di Patricia 


Rumori.
Si sveglio di soprassalto. Aveva sentito dei rumori strani in casa. Tese l'orecchio e i colpi si ripeterono. Tonfi, più che colpi. Come se qualcosa di grande fosse caduto per terra. Cercò il cellulare per chiedere aiuto ma si ricordò di averlo dimenticato in cucina. Prese allora la torcia, si fece coraggio e si alzò. Perlustrò l'alloggio ma niente era fuori posto. Le finestre chiuse, i vetri integri, l'uscio chiuso a doppia mandata... mistero!
O forse no. Forse aveva solo sognato. Per calmarsi bevve un bicchiere di acqua fresca e tornò a dormire. Giunta sulla soglia della camera da letto si bloccò impietrita.
Ai piedi del letto c'era....
                                                            e il mio seguito

... un pacchetto regalo. Carta rossa, lucida, con un bel fiocco.
Lo osservò con occhi spalancati, incredula. Rapidamente i pensieri più assurdi le affollarono la mente. Chi poteva averle lasciato un regalo? Babbo Natale? Sorrise a questo pensiero. Aveva superato da qualche decina di anni il periodo in cui aspettava il simpatico vecchietto vestito di rosso, barba bianca che vola tutta notte in cielo, scende dal camino e lascia regali a chi li merita.
Diamine! Era la vigilia di Natale e quello era inequivocabilmente un regalo per lei.
Chi lo avesse lasciato ora non le importava.
Si avvicinò con entusiasmo e iniziò a scartare il pacchetto.
Riconobbe subito l'oggetto. Era un bel quaderno voluminoso che aveva acquistato qualche giorno prima e lo aveva fatto incartare.
Era il regalo che aveva fatto a se stessa. Un bel quaderno in cui incominciare finalmente a riscrivere la sua nuova Vita.
Ma... il pacchetto come era uscito dal mobile del salotto?

                                                             Azzurrocielo


venerdì 3 novembre 2017

Sentieri di Parole ... il libro




Questo è il libro "nato" dal laboratorio di scrittura espressiva
Sentieri di Parole che l' Irst IRCCS di Meldola 
mette a disposizione dei propri pazienti.


Dalla prefazione della dott.ssa Tatiana Bertelli
....
... L'obiettivo del lavoro non è produrre dei "bei testi", degli scritti che abbiano un " valore letterario", ma quello di offrire al paziente un tempo in cui prendersi cura di sé, un momento piacevole per staccare, ma anche porre riflessione, su una quotidianità che implica fatica. Il laboratorio rappresenta uno spazio per ciascuno in cui manifestare se stesso nella propria interezza, facendo emergere la propria personalità e le proprie emozioni, un luogo in cui sperimentare una modalità che rende possibile la rielaborazione delle proprie esperienze di vita, un'occasione di incontro, confronto e condivisione con un gruppo di persone che sta vivendo un'esperienza analoga.
...
Da questo gruppo (edizione 2015), un gruppo di sole donne, a dir poco "vulcaniche" (nella scrittura, nella chiacchiera, nell'intensità, nella strabordante simpatia) è emerso il desiderio di PORTAR FUORI i testi prodotti: fuori dalla sala dell'Irst in cui si scriveva, agli altri pazienti e a chi vi gira intorno, ma anche fuori dalle proprie mura interiori, quelle dell'implosione, della solitudine, dei pregiudizi, della fatica difficile da condividere.
....
Sono testi che parlano, qualche  volta, di malattia, molte altre volte di quotidianità.
...
Sono testi pieni di VITA. Di voglia di vivere.


Il ricavato del libro va all'Irst IRCCS di Meldola per progetti di umanizzazione delle cure.

Il libro lo si può trovare in libreria ma anche negli store online, qui oppure qui, oppure qui oppure qui ecc ecc.


Azzurrocielo

Ps: io sono orgogliosamente una delle cinque donne 

martedì 22 agosto 2017

A B C


                                     



In treno c’era silenzio, mentre il paesaggio fuori dal finestrino scorreva veloce. L’anno appena trascorso era stato molto intenso e Alex ritornò col pensiero a quel giorno di ottobre.
Era molto felice per l’inaugurazione della sua prima mostra, piacevolmente impegnato a stringere mani e sorridere a complimenti di sconosciuti.
Fra i presenti all’evento c’era anche un suo amico d’infanzia che gli si avvicinò con un bicchiere di aperitivo :
<< Allora, che ne dici, Alex? Soddisfatto?>>
<< Certamente. Non pensavo sarebbe arrivata tanta gente>>
<< Te lo avevo detto, no?! >> continuò l’amico << una pubblicità giusta e i visitatori arrivano. Poi le tue sculture faranno il resto, il talento non ti manca >>
<< Lo spero. Sai com’è, non mi dispiacerebbe diventare famoso>> sorrise Alex con una pacca benevola sulla spalla dell’amico.
<< Piuttosto Alex hai visto che stasera hai fatto colpo? >> e con un cenno del capo l’amico gli indicò una ragazza in piedi all’angolo della stanza.
Alex si voltò e la vide.
Insignificante.
Occhiali, taglio di capelli poco curato, vestito decisamente inadatto alla serata.
<< Ma sei matto! Con quella non andrei neppure… neppure… ma proprio da nessuna parte. Ma l’hai vista?!>> si infervorò Alex.
<< Vabbè dicevo per dire. Non ti ha perso di vista un solo istante. Le piaci. Si, decisamente sei il suo tipo >> rise l’amico allontandosi per salutare una coppia di conoscenti.
L’amico di Alex aveva avuto ragione riguardo al talento e alle sculture. Ci furono altre richieste per mostre, conferenze stampa, interviste per la televisione.
E lei, la ragazza insignificante era sempre presente in prima fila.
All’inizio questo comportamento lasciava Alex indifferente ma quando lei si fece coraggio parlandogli, mandandogli fiori e seguendolo ovunque, Alex iniziò ad essere infastidito di tutte quelle attenzioni. Lei lo aspettava sulla porta di casa a qualunque ora lui rientrasse  ed era ancora lì quando lui usciva. Gli telefonava ogni ora nonostante lui cambiasse regolarmente numero, gli inviava biglietti d’amore, inviti a cena.
<< Che brutto periodo. Era una persecuzione >> pensò ora Alex . Il paesaggio fuori dal finestrino del treno aveva l’alone rosaceo del tramonto. Alex si immerse di nuovo nei ricordi.
Calpurnia, pure il nome di quella ragazza era orribile. Si presentò una sera nel ristorante dove Alex cenava in compagnia di un’avvenente donna e si sedette al tavolo accanto a loro. Per tutta la serata Alex sentì il suo sguardo fisso su di lui. Era una presenza assillante, ingombrante e lui si sentiva perseguitato.
Ne parlò una sera al suo amico. Era disperato perché doveva assolutamente allontanare Calpurnia dalla sua vita. Per sempre.
<< Esiste solo un modo per il “per sempre” >> gli disse l’amico mentre fissava il bicchiere col drink in mano.
<< Cioè? >> chiese Alex pur immaginando la risposta.
<< Un lavoro pulito. Un tizio che vedrai un paio di volte, fa quello che deve e sparisce >> l’amico gli sorrise << Puff e  problema Calpurnia risolto. Pensaci Alex e fammi sapere>>
<< Ok . Va bene >>
<< Alex sei proprio sicuro? Poi non si torna indietro >>
<< Lo so, ma voglio che si risolva questa situazione in modo definitivo e non vedo altra possibilità >>.
Si sistemò meglio sul sedile del treno, ripensò all’incontro con il signor B l’uomo che lo avrebbe liberato dal suo problema Calpurnia, gli chiese qualche dettaglio e gli diede un anticipo sul cospicuo compenso richiesto.
Ora al controllore del treno consegnò i biglietti. Guardò la propria immagine riflessa nel finestrino.
Durante una sua mostra Alex vide Calpurnia aggirarsi come sempre fra i visitatori e poco distante il signor B confuso in gruppetto di persone. Cercò il suo amico per fargli notare che la situazione era sotto controllo, ma l’amico gli mise in mano un ritaglio di giornale accuratamente ripiegato.
Dopo qualche giorno Alex volle incontrare il signor B perché aveva intenzione di dirgli che il loro accordo sarebbe finito lì, che aveva esagerato, perchè poi non era un così grave problema, Calpurnia. Sfoderò un  sorriso conciliante ma Alex dovette dargli tutto il compenso pattuito.
<< In realtà >> gli disse il signor B con aria sfrontata << non avrei portato a termine il mio lavoro. Voglio Calpurnia per me. La corteggerò e ho intenzione di conquistarla>>
Eh no, questo Alex non poteva permetterlo. Lo seguì con l’auto e mentre sfrecciavano su una strada di campagna fu facile farlo sbandare e farlo finire fuori strada. L’auto prese fuoco. Alex si accertò che il signor B fosse rimasto intrappolato all’interno dell’abitacolo. Il problema era risolto.
La vita di Alex da quel momento cambiò. Decise di darle una svolta importante, si dedicò alla propria arte ma non solo.
Il treno rallentò in prossimità di una stazione. Alex prese dall’ultima pagina del libro che aveva sul tavolino quel ritaglio di giornale che gli diede un giorno il suo amico. Rilesse il titolo a caratteri cubitali perchè era quello che gli interessava.  “Calpurnia G. la nuova ereditiera dopo la morte del padre… “
La ragazza che si era assopita appoggiata alla spalla di Alex si svegliò.
<< Calpurnia, amore mio, hai riposato bene? >> le chiese premuroso Alex dandole un bacio sulla fronte    



                                                             Azzurrocielo

venerdì 21 luglio 2017

Il treno è in orario





Adelmo si svegliò di soprassalto.
‘Stamattina non ha suonato, devo decidermi a comprarne una nuova. Maledetta sveglia’ brontolò infilandosi le ciabatte.
Entrò in cucina contrariato, armeggiò con la moka per il caffè.
Doveva sbrigarsi.
Era tardi, rischiava di perdere il treno, e in questo caso non sarebbe arrivato in orario in ufficio: in 35 anni di lavoro mai successa una cosa simile.
Caffè bollente, poi la cura della persona, la scelta della cravatta, la ventiquattrore, uno sguardo all’appartamento per la conferma che tutto fosse in ordine, prima di chiudere la porta di casa.
Si incamminò velocemente verso la stazione. Zampettava più in fretta possibile, grassottello e con le gambe corte il risultato era un grottesco saltellio
Arrivò in stazione sudato, con un fazzoletto asciugò la fronte e si diresse al binario, accertandosi dal grande orologio appeso che il treno non fosse ancora arrivato in stazione.
Attese qualche minuto poi vide il convoglio in lontananza che sopraggiungeva ad alta velocità come se non dovesse fermarsi.
Infatti frenò bruscamente con uno stridio di freni e Adelmo si affrettò a salire non appena si spalancarono le porte del vagone.
Notò solo in quel momento che, a differenza di tutti gli altri giorni, non c’erano persone che si accalcavano per occupare i posti liberi .
In realtà quel giorno Adelmo era il solo, unico passeggero.
Si sedette nello scompartimento deserto e si concentrò. No, non era domenica. Aveva una riunione importante, proprio quel giorno, organizzata a metà mattina.
Adelmo era sempre più sconcertato dall’assenza di altri pendolari .
Guardò fuori dal finestrino il paesaggio scorrere mentre il treno viaggiava velocissimo.
Vide la prima stazione di sfuggita perché il convoglio non accennò a fermarsi come era previsto.
Così almeno non perdiamo tempo dato che non ci sono passeggeri in attesa sul binario’ pensò.
Quando il treno non si fermò neppure alle stazioni successive, l’inquietudine prese il sopravvento nell’animo tranquillo di Adelmo.
Si alzò e percorse gli scompartimenti vuoti sempre più velocemente.
Il rumore del treno sferragliante sulle rotaie ora aveva assunto un aspetto sinistro.
Adelmo arrivò quasi correndo alla porta della motrice. Bussò ma aprì senza neppure aspettare la risposta.
Vuota.
Deserta.
Ai comandi e alla guida del treno non c’era nessuno.


                                                                 Azzurrocielo

venerdì 14 luglio 2017

la rosa rossa





Dopo colazione, prima di uscire di casa, mi dice che stasera ritornerà un pò tardi per colpa di una riunione indetta all'ultimo minuto. Il suo nuovo capoufficio è così, non ha orari, vive per il lavoro, mi spiega.
Nessun  problema, avrò tempo per prendere appuntamento con la parrucchiera, indossare il tubino nero e le scarpe lucide appena acquistate e, comprare una rosa rossa.
Lo aspetterò fuori dal suo ufficio, dall'altra parte della strada così gli farò una bella sorpresa: oggi è il nostro anniversario.
Sicuramente lui non l'ha dimenticato! Come potrebbe?! E' vero che sono trascorsi un pò di anni dal primo appuntamento e che addirittura all'epoca avevo rifiutato più volte ogni suo invito perché lo volevo tenere un pò in sospeso e sulle spine, poi però lo avevo conquistato completamente regalandogli proprio una rosa rossa. Come quella che tengo in mano ora. Era stato il mio modo per dirgli che lo amavo, così come lo amo ancora oggi.
Guardo l'orologio, due ore che aspetto: sono le 22.30. Povero amore mio, chissà come sarà stanco a quest'ora!
Si apre la porta scorrevole dell'atrio degli uffici della società.
Eccolo, affascinante con i capelli leggermente brizzolati.
Ma ... un momento. Chi è quella bionda tacco 12 avvinghiata sorridente al suo braccio?

                                                           Azzurrocielo