lunedì 8 gennaio 2018

4 novembre ore 9.30


Lo sguardo va oltre il davanzale della mia finestra. Il cielo è di un colore azzurro e grigio mescolati nella foschia di novembre.
Nel giardino della casa di fronte la donna raccoglie un tappeto di foglie secche e aghi di pino, caduti durante la notte e, come ogni mattina, sul davanzale della camera da letto ha sistemato i cuscini per arieggiarli.
Mentre lei ripete movimenti ritmici col rastrello, suo marito è seduto sulla sedia di plastica bianca e fuma una sigaretta.
Un sonaglio di conchiglie appeso alla finestra crea un tintinnio continuo che segue il debole movimento del vento.
I rumori ovattati sembrano rallentare il tempo.
L' albero, quello più imponente del mio giardino, ha perso quasi tutte le foglie e quelle poche rimaste hanno un colore caldo che va dalla tonalità del giallo tenue al rosso acceso.
Unica nota di colore diverso è lei, quella piccola fogliolina verde che rimane caparbiamente attaccata al tronco come se non volesse lasciarsi scivolare nell'autunno.

Osservo la donna che posa il rastrello e si guarda attorno indecisa su cosa fare.
Manca ancora tempo all'ora di pranzo e può, quindi, respirare prima di chiudersi in cucina.
Decide di spazzolare il prato. Lo fa in modo meticoloso con la scopa di setole morbide simile a quella che, di solito, usa per il pavimento di casa.
La passa sull'erba tagliata a fine estate, con energia e dolcezza, come se la stesse pettinando. Nessuno noterebbe qualcosa di inconsueto in quei gesti all'apparenza monotoni. Nessuno.
Tranne me.
Perché lei sussurra al prato parole dolci, a volte sono ninna nanne o filastrocche.
Lo fa sottovoce, talmente tanto che il marito pescatore, immerso nei suoi pensieri di mare, non sente o non vuole ascoltare.
La donna riempie il sacco di foglie secche sbriciolandole fra le dita.
Via, via, deve lavorare in fretta se vuole mettere  tutto in ordine, pur  assaporando questi momenti che sono solo suoi.
La osservo mentre protegge il cespuglio di azalea dall'arrivo del freddo, annaffia i ciclamini, guarda con interesse una solitaria margherita spuntata a fianco del grande sasso su cui ora siede e, abbraccia con lo sguardo, il suo giardino.
La donna poi guarda con attenzione il mio grande albero, si avvicina e, sono certa che gli stia sussurrando parole dolci.
Sono gelosa.
Quello  è il mio albero. E' un olmo secolare.
L'ho visto mutare il colore delle foglie ad ogni stagione e quello è il MIO albero che quantifica il tempo che passa.
Non so cosa gli stia dicendo la donna, ma sono certa di non essere contenta di questo suo comportamento.
Immobile, la guardo mentre é sempre più rasente l' albero. Ora temo che lo abbracci e posi le sue labbra sul tronco rugoso.
Chiudo gli occhi.
Il vento silenzioso fa danzare dolcemente i rami dell'olmo.
Vorrei che la donna tornasse al suo giardino.
La fogliolina verde è ancora aggrappata al ramo.
Il marito perso nei suoi pensieri di mare, fuma un'altra sigaretta.
L'albero fa uno strano movimento come se deglutisse qualcosa, poi ritorna immobile.
La donna è sparita.
Nell' albero.
Ne sono certa.

Azzurrocielo

giovedì 28 dicembre 2017

Insieme raccontiamo 28



Incipit di Patricia 


Rumori.
Si sveglio di soprassalto. Aveva sentito dei rumori strani in casa. Tese l'orecchio e i colpi si ripeterono. Tonfi, più che colpi. Come se qualcosa di grande fosse caduto per terra. Cercò il cellulare per chiedere aiuto ma si ricordò di averlo dimenticato in cucina. Prese allora la torcia, si fece coraggio e si alzò. Perlustrò l'alloggio ma niente era fuori posto. Le finestre chiuse, i vetri integri, l'uscio chiuso a doppia mandata... mistero!
O forse no. Forse aveva solo sognato. Per calmarsi bevve un bicchiere di acqua fresca e tornò a dormire. Giunta sulla soglia della camera da letto si bloccò impietrita.
Ai piedi del letto c'era....
                                                            e il mio seguito

... un pacchetto regalo. Carta rossa, lucida, con un bel fiocco.
Lo osservò con occhi spalancati, incredula. Rapidamente i pensieri più assurdi le affollarono la mente. Chi poteva averle lasciato un regalo? Babbo Natale? Sorrise a questo pensiero. Aveva superato da qualche decina di anni il periodo in cui aspettava il simpatico vecchietto vestito di rosso, barba bianca che vola tutta notte in cielo, scende dal camino e lascia regali a chi li merita.
Diamine! Era la vigilia di Natale e quello era inequivocabilmente un regalo per lei.
Chi lo avesse lasciato ora non le importava.
Si avvicinò con entusiasmo e iniziò a scartare il pacchetto.
Riconobbe subito l'oggetto. Era un bel quaderno voluminoso che aveva acquistato qualche giorno prima e lo aveva fatto incartare.
Era il regalo che aveva fatto a se stessa. Un bel quaderno in cui incominciare finalmente a riscrivere la sua nuova Vita.
Ma... il pacchetto come era uscito dal mobile del salotto?

                                                             Azzurrocielo


venerdì 3 novembre 2017

Sentieri di Parole ... il libro




Questo è il libro "nato" dal laboratorio di scrittura espressiva
Sentieri di Parole che l' Irst IRCCS di Meldola 
mette a disposizione dei propri pazienti.


Dalla prefazione della dott.ssa Tatiana Bertelli
....
... L'obiettivo del lavoro non è produrre dei "bei testi", degli scritti che abbiano un " valore letterario", ma quello di offrire al paziente un tempo in cui prendersi cura di sé, un momento piacevole per staccare, ma anche porre riflessione, su una quotidianità che implica fatica. Il laboratorio rappresenta uno spazio per ciascuno in cui manifestare se stesso nella propria interezza, facendo emergere la propria personalità e le proprie emozioni, un luogo in cui sperimentare una modalità che rende possibile la rielaborazione delle proprie esperienze di vita, un'occasione di incontro, confronto e condivisione con un gruppo di persone che sta vivendo un'esperienza analoga.
...
Da questo gruppo (edizione 2015), un gruppo di sole donne, a dir poco "vulcaniche" (nella scrittura, nella chiacchiera, nell'intensità, nella strabordante simpatia) è emerso il desiderio di PORTAR FUORI i testi prodotti: fuori dalla sala dell'Irst in cui si scriveva, agli altri pazienti e a chi vi gira intorno, ma anche fuori dalle proprie mura interiori, quelle dell'implosione, della solitudine, dei pregiudizi, della fatica difficile da condividere.
....
Sono testi che parlano, qualche  volta, di malattia, molte altre volte di quotidianità.
...
Sono testi pieni di VITA. Di voglia di vivere.


Il ricavato del libro va all'Irst IRCCS di Meldola per progetti di umanizzazione delle cure.

Il libro lo si può trovare in libreria ma anche negli store online, qui oppure qui, oppure qui oppure qui ecc ecc.


Azzurrocielo

Ps: io sono orgogliosamente una delle cinque donne 

martedì 22 agosto 2017

A B C


                                     



In treno c’era silenzio, mentre il paesaggio fuori dal finestrino scorreva veloce. L’anno appena trascorso era stato molto intenso e Alex ritornò col pensiero a quel giorno di ottobre.
Era molto felice per l’inaugurazione della sua prima mostra, piacevolmente impegnato a stringere mani e sorridere a complimenti di sconosciuti.
Fra i presenti all’evento c’era anche un suo amico d’infanzia che gli si avvicinò con un bicchiere di aperitivo :
<< Allora, che ne dici, Alex? Soddisfatto?>>
<< Certamente. Non pensavo sarebbe arrivata tanta gente>>
<< Te lo avevo detto, no?! >> continuò l’amico << una pubblicità giusta e i visitatori arrivano. Poi le tue sculture faranno il resto, il talento non ti manca >>
<< Lo spero. Sai com’è, non mi dispiacerebbe diventare famoso>> sorrise Alex con una pacca benevola sulla spalla dell’amico.
<< Piuttosto Alex hai visto che stasera hai fatto colpo? >> e con un cenno del capo l’amico gli indicò una ragazza in piedi all’angolo della stanza.
Alex si voltò e la vide.
Insignificante.
Occhiali, taglio di capelli poco curato, vestito decisamente inadatto alla serata.
<< Ma sei matto! Con quella non andrei neppure… neppure… ma proprio da nessuna parte. Ma l’hai vista?!>> si infervorò Alex.
<< Vabbè dicevo per dire. Non ti ha perso di vista un solo istante. Le piaci. Si, decisamente sei il suo tipo >> rise l’amico allontandosi per salutare una coppia di conoscenti.
L’amico di Alex aveva avuto ragione riguardo al talento e alle sculture. Ci furono altre richieste per mostre, conferenze stampa, interviste per la televisione.
E lei, la ragazza insignificante era sempre presente in prima fila.
All’inizio questo comportamento lasciava Alex indifferente ma quando lei si fece coraggio parlandogli, mandandogli fiori e seguendolo ovunque, Alex iniziò ad essere infastidito di tutte quelle attenzioni. Lei lo aspettava sulla porta di casa a qualunque ora lui rientrasse  ed era ancora lì quando lui usciva. Gli telefonava ogni ora nonostante lui cambiasse regolarmente numero, gli inviava biglietti d’amore, inviti a cena.
<< Che brutto periodo. Era una persecuzione >> pensò ora Alex . Il paesaggio fuori dal finestrino del treno aveva l’alone rosaceo del tramonto. Alex si immerse di nuovo nei ricordi.
Calpurnia, pure il nome di quella ragazza era orribile. Si presentò una sera nel ristorante dove Alex cenava in compagnia di un’avvenente donna e si sedette al tavolo accanto a loro. Per tutta la serata Alex sentì il suo sguardo fisso su di lui. Era una presenza assillante, ingombrante e lui si sentiva perseguitato.
Ne parlò una sera al suo amico. Era disperato perché doveva assolutamente allontanare Calpurnia dalla sua vita. Per sempre.
<< Esiste solo un modo per il “per sempre” >> gli disse l’amico mentre fissava il bicchiere col drink in mano.
<< Cioè? >> chiese Alex pur immaginando la risposta.
<< Un lavoro pulito. Un tizio che vedrai un paio di volte, fa quello che deve e sparisce >> l’amico gli sorrise << Puff e  problema Calpurnia risolto. Pensaci Alex e fammi sapere>>
<< Ok . Va bene >>
<< Alex sei proprio sicuro? Poi non si torna indietro >>
<< Lo so, ma voglio che si risolva questa situazione in modo definitivo e non vedo altra possibilità >>.
Si sistemò meglio sul sedile del treno, ripensò all’incontro con il signor B l’uomo che lo avrebbe liberato dal suo problema Calpurnia, gli chiese qualche dettaglio e gli diede un anticipo sul cospicuo compenso richiesto.
Ora al controllore del treno consegnò i biglietti. Guardò la propria immagine riflessa nel finestrino.
Durante una sua mostra Alex vide Calpurnia aggirarsi come sempre fra i visitatori e poco distante il signor B confuso in gruppetto di persone. Cercò il suo amico per fargli notare che la situazione era sotto controllo, ma l’amico gli mise in mano un ritaglio di giornale accuratamente ripiegato.
Dopo qualche giorno Alex volle incontrare il signor B perché aveva intenzione di dirgli che il loro accordo sarebbe finito lì, che aveva esagerato, perchè poi non era un così grave problema, Calpurnia. Sfoderò un  sorriso conciliante ma Alex dovette dargli tutto il compenso pattuito.
<< In realtà >> gli disse il signor B con aria sfrontata << non avrei portato a termine il mio lavoro. Voglio Calpurnia per me. La corteggerò e ho intenzione di conquistarla>>
Eh no, questo Alex non poteva permetterlo. Lo seguì con l’auto e mentre sfrecciavano su una strada di campagna fu facile farlo sbandare e farlo finire fuori strada. L’auto prese fuoco. Alex si accertò che il signor B fosse rimasto intrappolato all’interno dell’abitacolo. Il problema era risolto.
La vita di Alex da quel momento cambiò. Decise di darle una svolta importante, si dedicò alla propria arte ma non solo.
Il treno rallentò in prossimità di una stazione. Alex prese dall’ultima pagina del libro che aveva sul tavolino quel ritaglio di giornale che gli diede un giorno il suo amico. Rilesse il titolo a caratteri cubitali perchè era quello che gli interessava.  “Calpurnia G. la nuova ereditiera dopo la morte del padre… “
La ragazza che si era assopita appoggiata alla spalla di Alex si svegliò.
<< Calpurnia, amore mio, hai riposato bene? >> le chiese premuroso Alex dandole un bacio sulla fronte    



                                                             Azzurrocielo

venerdì 21 luglio 2017

Il treno è in orario





Adelmo si svegliò di soprassalto.
‘Stamattina non ha suonato, devo decidermi a comprarne una nuova. Maledetta sveglia’ brontolò infilandosi le ciabatte.
Entrò in cucina contrariato, armeggiò con la moka per il caffè.
Doveva sbrigarsi.
Era tardi, rischiava di perdere il treno, e in questo caso non sarebbe arrivato in orario in ufficio: in 35 anni di lavoro mai successa una cosa simile.
Caffè bollente, poi la cura della persona, la scelta della cravatta, la ventiquattrore, uno sguardo all’appartamento per la conferma che tutto fosse in ordine, prima di chiudere la porta di casa.
Si incamminò velocemente verso la stazione. Zampettava più in fretta possibile, grassottello e con le gambe corte il risultato era un grottesco saltellio
Arrivò in stazione sudato, con un fazzoletto asciugò la fronte e si diresse al binario, accertandosi dal grande orologio appeso che il treno non fosse ancora arrivato in stazione.
Attese qualche minuto poi vide il convoglio in lontananza che sopraggiungeva ad alta velocità come se non dovesse fermarsi.
Infatti frenò bruscamente con uno stridio di freni e Adelmo si affrettò a salire non appena si spalancarono le porte del vagone.
Notò solo in quel momento che, a differenza di tutti gli altri giorni, non c’erano persone che si accalcavano per occupare i posti liberi .
In realtà quel giorno Adelmo era il solo, unico passeggero.
Si sedette nello scompartimento deserto e si concentrò. No, non era domenica. Aveva una riunione importante, proprio quel giorno, organizzata a metà mattina.
Adelmo era sempre più sconcertato dall’assenza di altri pendolari .
Guardò fuori dal finestrino il paesaggio scorrere mentre il treno viaggiava velocissimo.
Vide la prima stazione di sfuggita perché il convoglio non accennò a fermarsi come era previsto.
Così almeno non perdiamo tempo dato che non ci sono passeggeri in attesa sul binario’ pensò.
Quando il treno non si fermò neppure alle stazioni successive, l’inquietudine prese il sopravvento nell’animo tranquillo di Adelmo.
Si alzò e percorse gli scompartimenti vuoti sempre più velocemente.
Il rumore del treno sferragliante sulle rotaie ora aveva assunto un aspetto sinistro.
Adelmo arrivò quasi correndo alla porta della motrice. Bussò ma aprì senza neppure aspettare la risposta.
Vuota.
Deserta.
Ai comandi e alla guida del treno non c’era nessuno.


                                                                 Azzurrocielo

venerdì 14 luglio 2017

la rosa rossa





Dopo colazione, prima di uscire di casa, mi dice che stasera ritornerà un pò tardi per colpa di una riunione indetta all'ultimo minuto. Il suo nuovo capoufficio è così, non ha orari, vive per il lavoro, mi spiega.
Nessun  problema, avrò tempo per prendere appuntamento con la parrucchiera, indossare il tubino nero e le scarpe lucide appena acquistate e, comprare una rosa rossa.
Lo aspetterò fuori dal suo ufficio, dall'altra parte della strada così gli farò una bella sorpresa: oggi è il nostro anniversario.
Sicuramente lui non l'ha dimenticato! Come potrebbe?! E' vero che sono trascorsi un pò di anni dal primo appuntamento e che addirittura all'epoca avevo rifiutato più volte ogni suo invito perché lo volevo tenere un pò in sospeso e sulle spine, poi però lo avevo conquistato completamente regalandogli proprio una rosa rossa. Come quella che tengo in mano ora. Era stato il mio modo per dirgli che lo amavo, così come lo amo ancora oggi.
Guardo l'orologio, due ore che aspetto: sono le 22.30. Povero amore mio, chissà come sarà stanco a quest'ora!
Si apre la porta scorrevole dell'atrio degli uffici della società.
Eccolo, affascinante con i capelli leggermente brizzolati.
Ma ... un momento. Chi è quella bionda tacco 12 avvinghiata sorridente al suo braccio?

                                                           Azzurrocielo 

mercoledì 12 luglio 2017

messaggi in bottiglia...




Sarà che abito a 900 mt dal mare,
sarà che il mare nel bene e nel male è sempre stato 
più o meno una costante nella mia vita,
sarà che ho un rapporto di odio-amore col mare, 
sarà che mi affascina guardare l'orizzonte dove mare e cielo 
si incontrano,
sarà che quell'immensa distesa di acqua mi terrorizza
e mi soffoca...
a volte ho come l'impressione di lanciare 
nel mare delle bottiglie con un messaggio dentro 
.... ti capita mai questa impressione?!
Non è una cosa positiva se poi nessuno raccoglie queste bottiglie, 
quindi perché mi ostino a lanciarle...

Azzurrocielo

venerdì 7 luglio 2017

venerdì 16 giugno 2017

VOLO 21-39 ovvero Strani Incontri



L’aereo sta per decollare.  Seduta al suo posto, Lea ascolta il rullio dei motori spinti alla massima potenza.
Trattiene il fiato fino a quando avverte che il velivolo si stacca da terra per raggiungere le nuvole e passare oltre.
“Chissà cosa hanno provato i primi uomini, quando sono riusciti nell’ impresa che Leonardo aveva solo immaginato  “ pensa.
Si rilassa appoggiata allo schienale del suo seggiolino. E’ stanca, la settimana di lavoro fuori sede è stata impegnativa.  Fortunatamente non ci sono altri passeggeri accanto a lei, non è obbligata quindi a conversare.
Ha appena chiuso gli occhi quando, sente un fruscio di carta croccante che la fa sobbalzare.
Nota un passeggero seduto nel seggiolino alla sua sinistra.
“ Che strano tipo “ non può fare a meno di pensare Lea. L’uomo indossa un mantello di velluto bordeaux ricco di passamanerie dorate e sta facendo degli schizzi col carboncino su un blocco di fogli.
La voce dell’ hostess al microfono spiega le manovre in caso di emergenza.
Lea osserva il suo bizzarro vicino di viaggio che continua a usare velocemente il carboncino sui fogli.
<< Che strani disegni >>  gli dice << Sembra un enorme vite di legno con le ali >>
E’ convinta che il primo  assomigli vagamente ad un elicottero o ad un aereo.
<< Questi voleranno >> afferma deciso l’uomo.
Si guardano. Lui ha una fronte spaziosa, capelli e barba lunghi e curati ma sono gli occhi a colpire  Lea, occhi che brillano di una luce particolare.
<< Questo >> continua mostrandole un disegno sul suo blocco << ho sempre creduto che avrebbe potuto volare >>
" Che sciocchezza "pensa Lea  "Certo che avrebbe volato, ci siamo seduti sopra".
La voce dell’hostess invita i passeggeri a togliere le cinture di sicurezza. L’aereo è atterrato.
Lea si volta ma l’uomo che le era seduto accanto non c’è più.
" L’avrò sognato " pensa ma poi rimane perplessa  nel guardare lo strano carboncino da disegno  che le è rimasto in mano

                                                         Azzurrocielo

venerdì 26 maggio 2017

In biblioteca

(foto dal web)

Un motivo doveva pur esserci, ma a lei era sconosciuto. Non capiva perché i suoi compagni di scuola la prendessero sempre in giro. Si divertivano a farla sentire ridicola, una volta era per le sue  scarpe, una volta la strattonavano per la maglia deridendola per quella che a lei sembrava una normalissima maglia come avevano tutti gli altri.
Spesso se lo chiedeva. 
Ma perché lei era stata presa di mira da quelli che dovevano essere, se non proprio suoi amici perlomeno compagni di scuola? Perché non la lasciavano mai in pace? Perché semplicemente non la ignoravano ?
C’era un posto dove era al sicuro. In biblioteca. Ci passava i pomeriggi a fare i compiti, a leggere, a disegnare fino all’ora di chiusura quando la bibliotecaria l’avvisava con un sorriso che poteva tornare il giorno successivo.


Quel giorno non aveva compiti, ormai mancava poco alla fine dell’anno scolastico e si rifugiò come sempre in biblioteca in mezzo a migliaia di libri. Avrebbe potuto leggere tutto il pomeriggio. 
Si diresse verso lo scaffale in fondo al corridoio, quello un po’ nascosto ma pieno zeppo di libri. 
Scorse velocemente i titoli, tutti in latino… no niente latino. 
Poi fu colpita dal dorso della copertina di un libro. Era di colore rosso scuro misto al verde e al color oro. Lo prese tenendolo stretto a sé come se avesse scovato un tesoro e si accomodò al tavolo della sala lettura. 
Aprì il libro. 
Cercò di leggerne il titolo ma le lettere si accavallavano, sembravano farfalle volteggianti, si mescolavano. Alla pagina successiva lesse le prime parole. 
Con calma chiuse gli occhi mentre sentiva che gli scaffali attorno a  lei erano in movimento. I libri si erano messi in fila uno sull’altro per formare una scala e lei iniziò a salire i gradini-libri uno alla volta. 
La bibliotecaria affermò di essere stata l'ultima persona ad averla vista mentre cercava un libro, poi più nulla.

                                                             Azzurrocielo

giovedì 25 maggio 2017

Un nuovo giorno





Con i primi raggi del sole l'aria diventò tiepida.
La notte in mezzo al prato era stata un pò gelida nonostante sul calendario fosse già  primavera.
Rialzò il capo un pò intorpidito e si stiracchiò lentamente.
Distese i petali uno ad uno fino a formare una bella corolla candida.
Sorrise al sole e alle sorelle attorno a lei


                                                 Azzurrocielo

lunedì 22 maggio 2017

Notte buia


                                                                      (foto dal web)


Quella sera il freddo era pungente. In trincea nessuno ricordava più cosa fosse un decente pasto caldo e commestibile, consumato davanti a un camino acceso.
 I suoi uomini erano sfiniti dalla stanchezza infreddoliti e sfiduciati. Pensò che davanti a quello sfacelo non poteva arrendersi. Non era nel suo carattere abbandonarsi al destino. Gli era stato insegnato sin da piccolo che qualunque difficoltà deve essere affrontata.
Vide passare veloce e sfuggente un ratto. Ormai nessuno di loro faceva più caso neppure ai topi.
Doveva essere coraggioso, far capire ai suoi uomini che lui era convinto che avrebbero avuto la possibilità di salvarsi. Sarebbero potuti arrivare alla trincea del nemico che era poco distante dalla loro, sorprendere le sentinelle e massacrarle tutte.
Ci voleva coraggio e lui doveva averlo anche  per tutti quei ragazzi che gli erano stati affidati e che aveva intenzione di far tornare a casa sani e salvi.

Si schiarì la voce e iniziò a dare istruzioni dettagliate, ordinando ai suoi uomini di prepararsi ad attaccare il nemico non appena la luna fosse oscurata dalle nuvole.


                                                             Azzurrocielo


venerdì 19 maggio 2017

intrusi





                           (Foto dal web)


Quando dalla scuola arriva l’avviso sul quaderno di controllare la testa dei propri figli perché si sono verificati casi di pediculosi, il panico si scatena in famiglia.
Tutti attenti a non appoggiarsi sui cuscini del divano, a non scambiarsi indumenti, asciugamani. 
Inizia compulsivamente l' economico e atavico risciacquo capelli con aceto e l'uso dell'apposito pettinino.  
Per tutta la famiglia  quell' esserino piccolo piccolo, il pidocchio, diventa un vero e proprio incubo, un nemico da sterminare.
La mamma controlla meticolosamente i capelli dei figli ma non trova traccia di lendini.
Poi controllano i capelli a scuola e... li vedono!

Forse è ora che la mamma cambi gli occhiali.

                                                           Azzurrocielo

mercoledì 17 maggio 2017

the end

                                                               (foto dal web)


Di certo non pensavo che sarebbe finita così; era quello che continuavo a ripetermi mentre correvo senza una meta precisa. Lo scontro fra un gruppo di uomini  e un Qualcosa di indefinibile era stato improvviso e inaspettato. La città, ormai, era deserta e silenziosa. Certamente questi esseri indefiniti  non si aspettavano gli umani armati e determinati a difendere quello che era stato il loro territorio. Un errore inammissibile, il loro : aver sottovalutato l’intelligenza umana.
Ci attaccarono, ma noi ci difendemmo fino all’ultima nostra energia. Poi però non  capii più quanti di noi fossero morti e se questi esseri  fossero riusciti ad organizzarsi dopo la sorpresa iniziale. Di colpo tutto venne avvolto dal fumo. Non restò, per me, che correre. Corsi dunque, senza voltarmi mai indietro.
Non so quanto tempo fosse passato, quanta strada avessi percorso. Non capivo bene neppure dove fossi. Trovai il coraggio di voltarmi verso le rovine fumanti di quella che, un tempo,  era stata una città. Prima. Poi, l’arrivo di questi esseri di cui la maggior parte di noi aveva solo letto nei libri o visto nei film. Non si riuscivano a vedere né con la luce del giorno , né con il buio della notte, non sapevamo quindi che aspetto avessero , ma presto capimmo che le loro intenzioni erano tutt'altro che pacifiche. Volevano il controllo della città? volevano distruggerci? E noi non sapevamo neppure il motivo, il vero motivo.
Qualcuno aveva predetto che la Natura si sarebbe ribellata alla prepotenza dell’uomo.
Fanatico, era stato definito. Tutto era continuato come sempre.

Mi trovai in un bosco fitto e verdeggiante. Rimasi immobile guardandomi attorno: vedevo solo alberi.
C'era silenzio e tutto sembrava immobile.
Poi, qualcuno parlò. Fu una quercia a parlarmi con una voce vagamente metallica ma molto suadente. Mi disse che ero al sicuro nel bosco e che nessuno mi avrebbe fatto del male. Guardai attentamente quel tronco cercando di capire come potesse formulare frasi, anche se ormai nulla più mi stupiva.

Ero in trappola. Lo capii immediatamente vedendo gli altri alberi del bosco che ondeggiavano minacciosi verso di me. Sentivo muovere il terreno sotto i piedi, lo sentivo ondeggiare, alzarsi come se respirasse e fosse pronto ad inghiottirmi . Le radici! Dovevo prestare attenzione e fare in modo che quelle loro propaggini sotterrate non mi afferrassero i piedi e le gambe. In quel caso, ne ero certo, non avrei avuto la possibilità di salvarmi.
Mi tolsi le scarpe. Ripresi a correre verso l’ignoto, lasciandomi alle spalle un mondo divenuto ostile e sconosciuto. Un mondo che ormai sapevo non appartenere più agli uomini. Ma a chi? Esseri intelligenti, forti, determinati, sicuramente invincibili? Tuttavia non potevo fare altro: correre finché il cuore non fosse scoppiato e poi… forse avrei trovato il buio.   

                                                       Azzurrocielo

cinque lettere

                                             
                                                        (foto dal web)

Come ogni mattina, mi lavo, sistemo i ricci dei capelli con le mani ed evito di guardarmi allo specchio.
Da tempo infatti non lo faccio più. Da quel giorno in cui seppi che una parte delle mie cellule si erano ribellate, trasformandosi in qualcosa che mi stava uccidendo. Ho combattuto la mia guerra con tutta me stessa, come un soldato con l’armatura e la spada. Compagne di battaglia le terapie a volte pesanti, a volte meno devastanti. Ora ho deposto per un attimo le armi e l’armatura. Riprendo fiato. Cerco una nuova me stessa, mi ricostruisco la mia nuova vita dopo il cancro, un passo alla volta, un passo al giorno. Guardo la Vita con occhi consapevoli, con il cuore colmo di gratitudine per chi mi aiuta in questo percorso.
Io e la mia vita siamo un insieme di tante cinque lettere : cuore, mamma, amore, madre, amica, paura, ansia ma soprattutto… donna.
E’ forse ora di ricominciare a guardarmi allo specchio, seguendo col dito il percorso delle cicatrici che mi ricordano ogni istante la mia battaglia e le mie cinque lettere.

                                                              Azzurrocielo