venerdì 16 giugno 2017

VOLO 21-39 ovvero Strani Incontri



L’aereo sta per decollare.  Seduta al suo posto, Lea ascolta il rullio dei motori spinti alla massima potenza.
Trattiene il fiato fino a quando avverte che il velivolo si stacca da terra per raggiungere le nuvole e passare oltre.
“Chissà cosa hanno provato i primi uomini, quando sono riusciti nell’ impresa che Leonardo aveva solo immaginato  “ pensa.
Si rilassa appoggiata allo schienale del suo seggiolino. E’ stanca, la settimana di lavoro fuori sede è stata impegnativa.  Fortunatamente non ci sono altri passeggeri accanto a lei, non è obbligata quindi a conversare.
Ha appena chiuso gli occhi quando, sente un fruscio di carta croccante che la fa sobbalzare.
Nota un passeggero seduto nel seggiolino alla sua sinistra.
“ Che strano tipo “ non può fare a meno di pensare Lea. L’uomo indossa un mantello di velluto bordeaux ricco di passamanerie dorate e sta facendo degli schizzi col carboncino su un blocco di fogli.
La voce dell’ hostess al microfono spiega le manovre in caso di emergenza.
Lea osserva il suo bizzarro vicino di viaggio che continua a usare velocemente il carboncino sui fogli.
<< Che strani disegni >>  gli dice << Sembra un enorme vite di legno con le ali >>
E’ convinta che il primo  assomigli vagamente ad un elicottero o ad un aereo.
<< Questi voleranno >> afferma deciso l’uomo.
Si guardano. Lui ha una fronte spaziosa, capelli e barba lunghi e curati ma sono gli occhi a colpire  Lea, occhi che brillano di una luce particolare.
<< Questo >> continua mostrandole un disegno sul suo blocco << ho sempre creduto che avrebbe potuto volare >>
" Che sciocchezza "pensa Lea  "Certo che avrebbe volato, ci siamo seduti sopra".
La voce dell’hostess invita i passeggeri a togliere le cinture di sicurezza. L’aereo è atterrato.
Lea si volta ma l’uomo che le era seduto accanto non c’è più.
" L’avrò sognato " pensa ma poi rimane perplessa  nel guardare lo strano carboncino da disegno  che le è rimasto in mano

                                                         Azzurrocielo

venerdì 26 maggio 2017

In biblioteca

(foto dal web)

Un motivo doveva pur esserci, ma a lei era sconosciuto. Non capiva perché i suoi compagni di scuola la prendessero sempre in giro. Si divertivano a farla sentire ridicola, una volta era per le sue  scarpe, una volta la strattonavano per la maglia deridendola per quella che a lei sembrava una normalissima maglia come avevano tutti gli altri.
Spesso se lo chiedeva. 
Ma perché lei era stata presa di mira da quelli che dovevano essere, se non proprio suoi amici perlomeno compagni di scuola? Perché non la lasciavano mai in pace? Perché semplicemente non la ignoravano ?
C’era un posto dove era al sicuro. In biblioteca. Ci passava i pomeriggi a fare i compiti, a leggere, a disegnare fino all’ora di chiusura quando la bibliotecaria l’avvisava con un sorriso che poteva tornare il giorno successivo.


Quel giorno non aveva compiti, ormai mancava poco alla fine dell’anno scolastico e si rifugiò come sempre in biblioteca in mezzo a migliaia di libri. Quel giorno avrebbe potuto leggere tutto il pomeriggio. 
Si diresse verso lo scaffale in fondo al corridoio, quello un po’ nascosto ma pieno zeppo di libri. 
Scorse velocemente i titoli, tutti in latino… no niente latino. 
Poi fu colpita dal dorso della copertina di un libro. Era di colore rosso scuro misto al verde e al color oro. Lo prese tenendolo stretto a sé come se avesse scovato un tesoro e si accomodò al tavolo della sala lettura. 
Aprì il libro. 
Cercò di leggerne il titolo ma le lettere si accavallavano, sembravano farfalle volteggianti, si mescolavano. Alla pagina successiva lesse le prime parole. 
Con calma chiuse gli occhi mentre sentiva che gli scaffali attorno a  lei erano in movimento. I libri si erano messi in fila uno sull’altro per formare una scala e lei iniziò a salire i gradini-libri uno alla volta. 
La bibliotecaria affermò di essere stata l'ultima persona ad averla vista mentre cercava un libro, poi più nulla.

                                                             Azzurrocielo

giovedì 25 maggio 2017

Un nuovo giorno





Con i primi raggi del sole l'aria diventò tiepida.
La notte in mezzo al prato era stata un pò gelida nonostante sul calendario fosse già  primavera.
Rialzò il capo un pò intorpidito e si stiracchiò lentamente.
Distese i petali uno ad uno fino a formare una bella corolla candida.
Sorrise al sole e alle sorelle attorno a lei


                                                 Azzurrocielo

lunedì 22 maggio 2017

Notte buia


                                                                      (foto dal web)


Quella sera il freddo era pungente. In trincea nessuno ricordava più cosa fosse un decente pasto caldo e commestibile, consumato davanti a un camino acceso.
 I suoi uomini erano sfiniti dalla stanchezza infreddoliti e sfiduciati. Pensò che davanti a quello sfacelo non poteva arrendersi. Non era nel suo carattere abbandonarsi al destino. Gli era stato insegnato sin da piccolo che qualunque difficoltà deve essere affrontata.
Vide passare veloce e sfuggente un ratto. Ormai nessuno di loro faceva più caso neppure ai topi.
Doveva essere coraggioso, far capire ai suoi uomini che lui era convinto che avrebbero avuto la possibilità di salvarsi. Sarebbero potuti arrivare alla trincea del nemico che era poco distante dalla loro, sorprendere le sentinelle e massacrarle tutte.
Ci voleva coraggio e lui doveva averlo anche  per tutti quei ragazzi che gli erano stati affidati e che aveva intenzione di far tornare a casa sani e salvi.

Si schiarì la voce e iniziò a dare istruzioni dettagliate, ordinando ai suoi uomini di prepararsi ad attaccare il nemico non appena la luna fosse oscurata dalle nuvole.


                                                             Azzurrocielo


venerdì 19 maggio 2017

intrusi





                           (Foto dal web)


Quando dalla scuola arriva l’avviso sul quaderno di controllare la testa dei propri figli perché si sono verificati casi di pediculosi, il panico si scatena in famiglia.
Tutti attenti a non appoggiarsi sui cuscini del divano, a non scambiarsi indumenti, asciugamani. 
Inizia compulsivamente l' economico e atavico risciacquo capelli con aceto e l'uso dell'apposito pettinino.  
Per tutta la famiglia  quell' esserino piccolo piccolo, il pidocchio, diventa un vero e proprio incubo, un nemico da sterminare.
La mamma controlla meticolosamente i capelli dei figli ma non trova traccia di lendini.
Poi controllano i capelli a scuola e... li vedono!

Forse è ora che la mamma cambi gli occhiali.

                                                           Azzurrocielo

mercoledì 17 maggio 2017

the end

                                                               (foto dal web)


Di certo non pensavo che sarebbe finita così; era quello che continuavo a ripetermi mentre correvo senza una meta precisa. Lo scontro fra un gruppo di uomini  e un Qualcosa di indefinibile era stato improvviso e inaspettato. La città, ormai, era deserta e silenziosa. Certamente questi esseri indefiniti  non si aspettavano gli umani armati e determinati a difendere quello che era stato il loro territorio. Un errore inammissibile, il loro : aver sottovalutato l’intelligenza umana.
Ci attaccarono, ma noi ci difendemmo fino all’ultima nostra energia. Poi però non  capii più quanti di noi fossero morti e se questi esseri  fossero riusciti ad organizzarsi dopo la sorpresa iniziale. Di colpo tutto venne avvolto dal fumo. Non restò, per me, che correre. Corsi dunque, senza voltarmi mai indietro.
Non so quanto tempo fosse passato, quanta strada avessi percorso. Non capivo bene neppure dove fossi. Trovai il coraggio di voltarmi verso le rovine fumanti di quella che, un tempo,  era stata una città. Prima. Poi, l’arrivo di questi esseri di cui la maggior parte di noi aveva solo letto nei libri o visto nei film. Non si riuscivano a vedere né con la luce del giorno , né con il buio della notte, non sapevamo quindi che aspetto avessero , ma presto capimmo che le loro intenzioni erano tutt'altro che pacifiche. Volevano il controllo della città? volevano distruggerci? E noi non sapevamo neppure il motivo, il vero motivo.
Qualcuno aveva predetto che la Natura si sarebbe ribellata alla prepotenza dell’uomo.
Fanatico, era stato definito. Tutto era continuato come sempre.

Mi trovai in un bosco fitto e verdeggiante. Rimasi immobile guardandomi attorno: vedevo solo alberi.
C'era silenzio e tutto sembrava immobile.
Poi, qualcuno parlò. Fu una quercia a parlarmi con una voce vagamente metallica ma molto suadente. Mi disse che ero al sicuro nel bosco e che nessuno mi avrebbe fatto del male. Guardai attentamente quel tronco cercando di capire come potesse formulare frasi, anche se ormai nulla più mi stupiva.

Ero in trappola. Lo capii immediatamente vedendo gli altri alberi del bosco che ondeggiavano minacciosi verso di me. Sentivo muovere il terreno sotto i piedi, lo sentivo ondeggiare, alzarsi come se respirasse e fosse pronto ad inghiottirmi . Le radici! Dovevo prestare attenzione e fare in modo che quelle loro propaggini sotterrate non mi afferrassero i piedi e le gambe. In quel caso, ne ero certo, non avrei avuto la possibilità di salvarmi.
Mi tolsi le scarpe. Ripresi a correre verso l’ignoto, lasciandomi alle spalle un mondo divenuto ostile e sconosciuto. Un mondo che ormai sapevo non appartenere più agli uomini. Ma a chi? Esseri intelligenti, forti, determinati, sicuramente invincibili? Tuttavia non potevo fare altro: correre finché il cuore non fosse scoppiato e poi… forse avrei trovato il buio.   

                                                       Azzurrocielo

cinque lettere

                                             
                                                        (foto dal web)

Come ogni mattina, mi lavo, sistemo i ricci dei capelli con le mani ed evito di guardarmi allo specchio.
Da tempo infatti non lo faccio più. Da quel giorno in cui seppi che una parte delle mie cellule si erano ribellate, trasformandosi in qualcosa che mi stava uccidendo. Ho combattuto la mia guerra con tutta me stessa, come un soldato con l’armatura e la spada. Compagne di battaglia le terapie a volte pesanti, a volte meno devastanti. Ora ho deposto per un attimo le armi e l’armatura. Riprendo fiato. Cerco una nuova me stessa, mi ricostruisco la mia nuova vita dopo il cancro, un passo alla volta, un passo al giorno. Guardo la Vita con occhi consapevoli, con il cuore colmo di gratitudine per chi mi aiuta in questo percorso.
Io e la mia vita siamo un insieme di tante cinque lettere : cuore, mamma, amore, madre, amica, paura, ansia ma soprattutto… donna.
E’ forse ora di ricominciare a guardarmi allo specchio, seguendo col dito il percorso delle cicatrici che mi ricordano ogni istante la mia battaglia e le mie cinque lettere.

                                                              Azzurrocielo

sabato 13 maggio 2017

La polenta ...




                                                               (foto dal web)



Restiamo amici.
Col cavolo!
Tu hai un'amante e io devo pure rimanere tua amica? 
Ritieniti fortunato se stasera  sto preparando la cena. 
Sono troppo buona, me lo diceva sempre mia madre, che diceva anche  
<< devi sempre sorridere. Quando tuo marito torna a casa deve trovarti sorridente>>.
Giro il mestolo con più vigore, stasera preparerò una polenta squisitissima. 
Il segreto sta nel mescolarla continuamente così non si formano grumi.
Ripenso a lei, quella donna cappotto rosso fiammante, tacco 12, che ho visto aggrappata al braccio di mio marito. 
Sorrido. Un bel po' di parmigiano darà più sapore alla polenta e… dove sarà quella scatola di veleno per topi? Ah  sì, ricordo, in garage sull'ultimo ripiano.
Continuo a mescolare .
Sorrido a lui che torna dall'ufficio e mi saluta come ogni sera con il solito  
<< Qui tutto a posto? >>  
Oh, sì tutto a posto! E continuo a sorridere servendo a tavola la polenta.  

giovedì 11 maggio 2017

L' anima della casa


Ribloggato da unazzurrocielo  11 ottobre 2015



Sotto il piumone era al caldo.
Dalle persiane semichiuse filtrava qualche barlume di luce mattutina.
C’era silenzio.
Un silenzio irreale, tranquillo, come solo può esserci dopo un'abbondante nevicata.
Gettò uno sguardo alla sveglia e, controvoglia pensò che fosse ora di alzarsi; nonostante non dovesse correre al lavoro, non amava poltrire a letto.
Si alzò, si infilò le ciabatte e, dopo una capatina in bagno per la doccia mattutina,  scese al piano inferiore della sua casa.
Eh sì, durante la notte c'era proprio stata un' abbondante candida nevicata e tutto il paese sembrava si fosse fermato e immobile per non rompere quel silenzioso incantesimo.
In lontananza si sentiva qualche rumore ovattato di automobili che passavano lente sulle strade appena pulite dallo spazzaneve,  ma niente più.
<<Ora ci vuole un the, una tazza di the verde ben caldo>> pensò mettendo il bollitore sul fornello acceso.
Si sedette a tavola e ripensò a questa sua casa, dove era cresciuta con i nonni, e che ora era diventata sua.
Si guardò velocemente intorno e constatò che le piaceva così, la sua casa,  con i mobili datati, col caminetto che accendeva quasi ogni sera di ritorno dal lavoro… ogni particolare la riportava all'infanzia felice quando aveva trascorso lì ogni estate e ogni vacanza dalla scuola con i suoi nonni.
Teneva la tazza di the caldo tra le mani e il pensiero andò alla nonna, a quando  le preparava le frittelle di semolino tagliate a quadrotti con lo zucchero sopra  perché sapeva che ne era ghiotta.
Quante volte aveva chiesto di raccontarle come si erano conosciuti lei e il nonno! Ogni volta le sembrava di ascoltare una favola di altri tempi.
Era successo ad una festa di paese. Lei, alta, col fisico asciutto, capelli neri raccolti in trecce annodate tra loro e lui, quello che sarebbe diventato il suo nonno, piccolino, occhi azzurro-verde e una particolare disinvolta scioltezza  a chiacchierare .
Le aveva offerto un bicchiere di sangiovese e così aveva rotto il ghiaccio con una delle più belle ragazze del paese.    
Ora non aveva voglia di far nulla, si aggirava per la casa senza una meta o un obiettivo preciso, troppi pensieri si affollavano nella mente, troppi ricordi che si susseguivano uno dietro l'altro senza un ordine preciso, troppo dolorosi,  troppo invadenti,  arrivavano a distruggere la sua ritrovata tranquillità.
Ripensava agli ultimi mesi della sua vita, quando, per un brutto incidente di percorso, aveva rischiato tanto e, a causa di questo era rimasta sola, single.
Ripensava al lavoro che era diventato pesante ma credeva anche che non poteva far altro che continuare a presentarsi ogni mattina in ufficio e cercare di fare del proprio meglio nonostante avrebbe voluto fare altro nella vita .
Qualcuno le aveva chiesto se fosse insoddisfatta della vita. No , lei la Vita l'amava, l' aveva riscoperta in tanti piccoli particolari che la stupivano sempre, perché viveva le piccole gioie con il cuore di un bambino che scopre a poco a poco il mondo che lo circonda.
E lei lo stava riscoprendo, il mondo.
E lei stava riscoprendo la Vita.
Altra tazza di the bollente: il pomeriggio è il momento migliore per un buon the verde.
Aveva ripreso a nevicare, i fiocchi scendevano fitti e ricoprivano il già abbondante strato di neve caduto precedentemente.
“Qualcosa devo fare, amo questa casa, ma così com’è mi sta rendendo grigia la vita”.
Guardò intorno e decise che la cosa primaria era ridipingere i muri, certamente quel momento non era il periodo giusto, ma avere preso una decisione e avere un obiettivo, ora era la cosa che più le premeva.
Iniziò a spostare i mobili, quegli stessi mobili che aveva visto in quella posizione da innumerevoli anni e realizzò che le piaceva la nuova disposizione, a volte basta cambiare poco, per sentirsi nuovi.
Lavorò fino a sera, si preparò la cena, con un rinnovato entusiasmo , canticchiava mentre accendeva il caminetto.
Si accoccolò nella poltrona, rispose agli innumerevoli sms delle amiche e colleghe, che commentavano la straordinaria nevicata.
Nel silenzio della casa, si sentirono degli scricchiolii ma non erano scricchiolii sinistri,  semmai erano di approvazione: lei amava quella casa e la casa le rispondeva perché, si sa che le case hanno un’anima.
E le due anime ora si comprendevano, c’era una tacita complicità ….  

mercoledì 10 maggio 2017

Luglio 2013



                                         (racconto classificato terzo al concorso Scrivile 2017)


Ti guardo rannicchiata nel letto.
Sembri un pulcino con le piume arruffate, i tuoi capelli ora sono indisciplinati dopo tutte le giornate trascorse con la testa poggiata sul cuscino.
Chiudi gli occhi assonnati e, mentre ti osservo, penso che non dovrai preoccuparti di nulla, ora, io mi prenderò cura di te.
Controllo il tuo respiro regolare e l'espressione del tuo viso è serena. Chissà se in questo momento stai sognando.
Ti accarezzo i capelli e, mentre ti sfioro la fronte con un bacio leggero, ti sussurro: << Ti voglio bene, mamma>>
  
                                                                Azzurrocielo

martedì 9 maggio 2017

un verde abbraccio

Ribloggato da unazzurrocielo   del 26-aprile 2015                                
                      
(foto dal web)

Anche quella mattina, come ogni giorno, si era alzata presto, non appena la luce del sole filtrava tra le persiane della finestra della sua camera.
La considerava una sana abitudine, quella di non poltrire a letto nelle prime ore della mattinata, soprattutto ora che la primavera era veramente iniziata.

Il suo amato giardino di cui si occupava con ossessiva cura in ogni minimo particolare, era sbocciato: ogni aiuola era un'incantevole macchia di primavera, con fiori piantati non certamente a caso ma secondo un preciso ordine ...
Il suo era un giardino perfetto nel quale non mancavano alberi.
In particolare c'era un grande albero, imponente, proprio davanti casa.
Era il suo preferito.
Sistemò il tavolino di legno sotto al portico, apparecchiò per la colazione con l'accuratezza di sempre, la stessa che metteva in ogni cosa.
La tovaglietta ricamata a punto croce con la scritta "Buongiorno" di un giallo-arancio acceso, un colore allegro paragonabile al colore del sole che spuntava in quel momento  al di sopra delle colline.
La tazza del the sul piattino, la teiera, la fetta di pane tostato spalmato di marmellata.
Sorrideva tra sé e sé mentre gustava quel momento di tranquillità.
Ad un tratto qualcosa colpì la sua attenzione, proprio mentre il suo sguardo era rivolto a un albero in particolare.
La conosceva bene, quella pianta,  poteva dire di conoscerne ogni ramo perché l' aveva vista crescere da quando lei, bambina, decretò solennemente ai suoi genitori che, quell'arbusto piccolo e allampanato era il 'suo' albero e che lei, da quel momento, se ne sarebbe presa cura.
Scrutava tra i rami per capire cosa fosse quel "qualcosa" o forse anche solo una  sensazione  che l'aveva colpita catturando la sua attenzione.
Nel silenzio della giornata ancora un pò addormentata, non c'era nulla di visibile  se non ... ma che strano ... i rami, la chioma sempre a classica forma tondeggiante le sembrava diversa.
Sorrise, molto probabilmente dipendeva dal fatto che l'albero si stava ricoprendo di verdi timide foglie primaverili. Respirò profondamente quell'insieme di profumi floreali: era felice, una felicità tranquilla, assicurata dalle giornate sempre uguali, senza imprevisti...
Tuttavia, la stessa inquietudine della mattina , le rimase anche la sera, quando chiuse le persiane di casa e fece un giro di chiave alla porta d'ingresso.
No, non era tranquilla, qualcosa la turbava, senza che riuscisse a capire cosa potesse essere.
Nel mezzo della notte si svegliò all'improvviso. Rimase in ascolto scrutando il buio della stanza.
Un rumore , un rumore secco l'aveva svegliata , ma non capiva cosa lo avesse provocato.
Il terrore la paralizzò e le fece scendere lungo la schiena gocce di sudore freddo.
Si mise in ascolto.  Ma l'unico rumore che riusciva a sentire distintamente era il battito accelerato e spaventato del  suo cuore  .
La casa era immersa nel silenzio, ma un silenzio irreale.. un silenzio che si capiva essere una pausa prima di un qualcosa di terribile...
Passavano minuti, tanti, ma quanti non riusciva a quantificarli, seduta sul letto si contorceva le mani alla ricerca di decidere cosa fosse meglio fare. Scendere ed andare a vedere al piano di sotto ? O meglio, mettersi a letto fingendo di dormire? Se fosse entrato un ladruncolo lo avrebbe lasciato rovistare tranquillo tra le sue cose sperando che si accontentasse del poco che in casa sua potesse racimolare... Cosa fare dunque?
D'istinto andò alla finestra aprì le persiane, scostò la tendina con la mano e scrutò nella notte. Tutto tranquillo.
Ma ad un tratto ebbe un sussulto che le fece balzare il cuore in gola .... Mio Dio, ma che succede?
L'albero, il suo albero aveva teso i lunghi rami verso la casa...
Ma come era possibile? E perché ? Che significava tutto questo?
I rami continuavano ad avanzare proprio verso la finestra della casa, la finestra della sua camera.
No, no questo è surreale, è impossibile..
Li vedeva muoversi minacciosi e appoggiarsi al vetro della finestra.
Ma quello era  il suo albero! L'aveva curato con tanto amore per tantissimi anni, erano cresciuti insieme,  aveva raccontato a lui tutte le sue storie, i suoi pensieri, l' aveva abbracciato nei momenti in cui si era sentita più sola ed ora che significava tutto ciò?
Con un rumore di vetri infranti, i rami si inoltravano nella stanza. La raggiunsero mentre lei era lì, immobile, con occhi sbalorditi di stupore e incredulità.
Lei non si mosse. I rami del suo albero che tanto amava la avvolsero in un abbraccio...
<<Ecco tutto l'affetto e gli abbracci che io ho dato a lui ora in qualche modo li vuole ricambiare>> pensò ritrovando un calmo sorriso.
L'abbraccio dell'albero l'avvolse sempre più , sempre più , sempre più  fino a quando si sentì un rumore secco di innumerevoli ossa rotte, stritolate......

                                                                
" Ci sono betulle che di notte levano le loro radici, 
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano o diventano sogni"
    
                                   Alda Merini

aggiungo io 

...............      O diventano incubi ........
                             
Azzurrocielo

venerdì 5 maggio 2017

il campo di girasoli

Ribloggato da unazzurrocielo.blogspot.it  31-05-2015





Quel pomeriggio d' inizio estate l'aria era particolarmente calda e umida.
Dalle persiane semi accostate della camera da letto non entrava altro che qualche folata di umidità. Neppure la pala che girava sul soffitto portava alcun refrigerio.
Si era sdraiata sul letto con un libro da leggere in mano: amava quelle ore che erano solo per lei.
Nel silenzio di quel pomeriggio afoso, sentiva il rumore di sedie e tavolini che suo marito stava sistemando durante la pausa nel loro bar trattoria al piano terra .
 La storia che lei stava leggendo era avvincente e, nonostante il fastidio che il caldo le procurava, non aveva intenzione di chiudere il libro.
Fuori c'era un silenzio perfetto, solo il rumore costante del fiume che scorreva poco distante da lì, le dava l'impressione che in realtà il tempo non si fosse fermato e i minuti e le ore scorrevano lente, ma scorrevano… All'improvviso, un fruscio, un enorme amplificato fruscio... Si fermò un attimo in ascolto, cercando di capire l'origine di quell'insolito rumore. Non aveva voglia di alzarsi per arrivare alla finestra, ma la curiosità era più grande…. Spalancò le persiane e guardò il paesaggio che si presentava dinanzi al suo sguardo.
Guardò e riguardò da sopra il pergolato di lillà e girò lo sguardo da sinistra a destra soffermandosi su ogni casolare .. tutto era tranquillo; al centro, il campo di girasoli dominava la visione di quel pomeriggio in apparenza calmo e silenzioso. Ritornò a sdraiarsi sul letto e cercò di riprendere la lettura del libro. Gli occhi le si chiudevano e il caldo era davvero insopportabile.
Nel silenzio si sentì il suono insistente di una sirena di ambulanza che stava avvicinandosi.
Si alzò a piedi scalzi si affacciò alla finestra e vide un gruppetto di persone che erano accanto all'ambulanza ferma al cancello della casa a sinistra, al limite del bosco.
Osservò i girasoli .
Osservò i movimenti del personale sanitario, osservò le persone che se ne andavano scuotendo la testa; cercò di capire chi fosse sulla barella che veniva caricata sull'ambulanza.
Il giorno dopo al bancone del bar la gente commentava quanto era successo il pomeriggio precedente: la morte inaspettata di un loro compaesano era motivo di chiacchiere ovvie e altrettanto inutili e la frase con la quale ognuno terminava di raccontare la triste vicenda era che, in fondo, il poveretto era fortunato perché non si era accorto di nulla.
 Nei giorni seguenti il caldo non accennava a diminuire, l'afa rendeva ogni giornata pesante, già dal mattino. Ormai era consuetudine che al pomeriggio si riposasse in camera cercando un po' di fresco. Di nuovo sentì quell'enorme, ingombrante fruscio, di nuovo si alzò e si recò alla finestra per capire cosa lo avesse provocato, di nuovo dopo poco sentì il suono della sirena dell'ambulanza che si fermò davanti alla casa bianca con le persiane rosse sul lato destro del bosco. Un'altra persona che se n'era andata in silenzio.D
opo qualche giorno ancora un'altra .
 Ma in tutta questa vicenda c'erano strane coincidenze, c'era un qualcosa che si ripeteva ogni volta, ma che ancora non riusciva a mettere a fuoco ...pensare … pensare… doveva pensare perché doveva capire quale fosse il tassello mancante in questo triste susseguirsi di eventi simili.
Improvvisamente nella mente le apparve un'immagine: il campo di girasoli !
Ripensò agli eventi dell'ultima settimana, ripensò al fruscio, ripensò al campo e si rese conto che ogni volta tutti i girasoli erano girati verso la casa con l'ambulanza al cancello… no impossibile, quale razionale legame ci potesse essere tra i girasoli del campo che si voltavano tutti insieme verso la casa nella quale dopo poco moriva qualcuno, no, neppure lei poteva immaginare fosse possibile.
 Di nuovo il fruscio e questa volta correndo alla finestra sapeva che, guardando nella direzione in cui erano rivolti i girasoli avrebbe capito dove si sarebbe fermata l'ambulanza.
Per giorni cercò di non pensare a questa strana situazione e non ne parlò neppure a suo marito, lei stessa non sapeva dare una spiegazione razionale ma proprio per questo ne era anche spaventata. Finché quel pomeriggio lo sentì di nuovo: il fruscio dei girasoli che si giravano tutti nello stesso istante… corse alla finestra e per un attimo rimase incredula e impaurita: i girasoli del campo erano tutti ordinatamente girati verso la sua casa. No, non può essere… no … no… no... Corse giù per le scale urlando il nome di suo marito... ma l'unica risposta che ricevette fu un muto terrificante eloquente silenzio.

martedì 7 febbraio 2017

giovedì 22 dicembre 2016

Il momento degli auguri




Patricia  con questo post mi ha coinvolto in questa idea di Ferruccio Gianola
ed ecco qua i miei auguri,con una filastrocca di Gianni Rodari

Il mago di Natale

S'io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?

Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

giovedì 15 dicembre 2016

Calendario dell' Avvento del blog di Sciarada

 


Prosegue l'iniziativa del blog di Sciarada   ed ecco il mio racconto di Natale

-  Nonna racconta, raccontami una storia ma una bella storia!-
Alice era seduta al tavolo della cucina mentre sua nonna  versava il the nella tazza.
-; Vuoi proprio una bella storia? No. Oggi ti regalerò qualcosa di prezioso molto prezioso -
La nonna sorrise porgendole i biscotti appena sfornati.
-; Dunque...- iniziò sedendosi di fronte alla nipotina che la osservava attenta con occhi spalancati.
 - Dunque, dicevo che esiste una chiave dorata - continuò la nonna
- D'oro? Allora vale tanto? Tanti soldi?- chiese a raffica Alice.
-Oh, no, bambina mia, questa chiave dorata è sì, più preziosa dell'oro stesso e ha molto più valore, ma non vale tanti soldi -  continuò sorseggiando il suo the.
- Nonna, non ti capisco -
- E' una chiave che apre il cuore -
- Ah, ho capito! Allora la usano i dottori!- concluse soddisfatta Alice.
- No, tesoro mio, tutti la possono usare. Ora apri le mani e tienile una vicina all'altra - e la nonna appoggiò le sue sopra .
- Ecco, questa è la chiave dorata -
- Nonna, ma cosa dici?! Non sento nulla! Mi stai prendendo in giro - protestò Alice.
- Per nulla al mondo lo farei. E' leggera, sì, è proprio una  chiave leggera come ali di farfalla, ma apre il cuore delle persone al sorriso. Vedi, un sorriso non  costa nulla ma a volte è molto importante e prezioso per chi lo riceve. Iniziare la giornata con un sorriso è come usare l'acqua per innaffiare un fiore. Col tempo capirai quanto sia prezioso dare e ricevere sorrisi. Ora tu sai che con questa chiave d'oro il tuo cuore sarà aperto per sorridere alla Vita e alle persone che incontrerai. E se dovessi dimenticartene, questa chiave te lo farà ricordare - sorrise la nonna
La bimba si guardò le mani vuote. Ci pensò un pochino poi disse:
- Sai nonna, mi sembra di vederla questa chiave che mi hai dato. E' piccola piccola e così leggera che quasi non la sento sulle mani -
- Questo è il segreto della chiave dorata, piccola Alice -
La nonna sorrise accarezzandole i capelli . Pensò con tenerezza a quel giorno d'inverno quando sua madre le donò quella stessa chiave dorata, consegnandogliela nelle mani.

Un sorriso non costa nulla ma arricchisce chi lo dona e chi lo riceve

                                                      
                                                              Azzurrocielo

Dedicato a tutti ma in particolare agli infermieri  e infermiere ,ai medici,  al personale OSS che accolgono i pazienti del DH con un sorriso, sempre.

Passo il testimone per domani a Costantino del blog mostrelibriluoghi